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    Diego Collaveri quote. Lo sfrigolio delle foglie di una vecchia quercia riempiva il silenzio che galleggiava intorno. L’odore dell’erba saturava le narici fin quasi a inebriare la mente. Il corpo giaceva rilassato alla frescura dell’austero tronco, immerso nell’aria serena della primavera. Karen, sdraiata accanto a lui, si avvicinò al suo orecchio, sorridendogli dolce. «Jonathan, è ora di svegliarsi» sussurrò. «Devi andare al lavoro». L’uomo si destò, aprendo gli occhi nella penombra della stanza metallica. Fece un lungo sospiro, riempiendosi i polmoni di aria stagnante prima di sedersi sul letto e togliersi le cuffie telepatiche che controllavano il sonno. Guardò la moglie distesa accanto a lui, ancora beatamente immersa nel sogno immaginario; aveva programmato la sveglia olografica con le sue fattezze per rendersi più dolce il risveglio in una realtà così diversa

    Lo sfrigolio delle foglie di una vecchia quercia riempiva il silenzio che galleggiava intorno. L’odore dell’erba saturava le narici fin quasi a inebriare la mente. Il corpo giaceva rilassato alla frescura dell’austero tronco, immerso nell’aria serena della primavera. Karen, sdraiata accanto a lui, si avvicinò al suo orecchio, sorridendogli dolce. «Jonathan, è ora di svegliarsi» sussurrò. «Devi andare al lavoro». L’uomo si destò, aprendo gli occhi nella penombra della stanza metallica. Fece un lungo sospiro, riempiendosi i polmoni di aria stagnante prima di sedersi sul letto e togliersi le cuffie telepatiche che controllavano il sonno. Guardò la moglie distesa accanto a lui, ancora beatamente immersa nel sogno immaginario; aveva programmato la sveglia olografica con le sue fattezze per rendersi più dolce il risveglio in una realtà così diversa

    Diego Collaveri
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